ITIS "Modesto Panetti"
Via Re David 186, Bari


Centralino: 080.542.54.12
Fax:  080.542.64.32

Specializzazioni:
Elettrotecnica ed Elettronica
Informatica e Telecomunicazioni 
Chimica, Materiali e Biotecnologie
Corso Serale (SIRIO)

 

Dirigente Scolastico: Ing. Prof.ssa Eleonora Matteo

Web Master: Prof. Antonio Curci 

 

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Riforma

 Considerazioni sulla riforma prossima ventura

Osservazioni sulla Riforma della Secondaria di Secondo grado.

Premessa generale

La scuola è in attesa ansiosa di una riforma annunciata come imminente, mentre è impreparata ad orientare la scelta delle famiglie e il futuro degli istituti. La fretta del governo si giustifica forse solo con lintento di non rinunciare al risparmio finanziario  di E 7.800 milioni di euro previsto per il triennio (2009-2012) (art. 64 L. 133/agosto 2008)? Infatti, se è vero che in via di principio una riforma è indispensabile, per incidere positivamente sul futuro economico, sociale e civile del nostro paese, tuttavia la sua frettolosa attuazione, mentre non è certamente concluso il dibattito   su alcuni temi cruciali, rischia di mancare lobiettivo in nome di una mera esigenza finanziaria, ottenendo lunico risultato di indebolire limpegno per la ricerca e per la formazione di un paese che non riesce a progettare il futuro delle nuove generazioni.

La  riforma della scuola è di vitale importanza per il futuro del nostro paese, assume una rilevanza costituzionale e dovrebbe scaturire da un ampio confronto e da un condiviso impegno di tutti i soggetti coinvolti, diretti operatori della scuola e utenti, famiglie e portatori di interessi. Sebbene  siano stati avviati momenti di confronto, in realtà le poche modifich introdotte rispetto allo schema già approntato non sembra abbiano obbedito alla logica di salvaguardare alcuni interessi corporativi piuttosto che analizzare le vere criticità dellesistente al fine di risolverle. Una riforma che trasforma lintero assetto della scuola superiore, per produrre i suoi effetti duraturi e profondi sulle nuove generazioni in tempi medio-lunghi, dovrebbe scaturire da unanalisi approfondita della situazione attuale, con lindividuazione dei suoi punti di forza e di debolezza, e dalla individuazione dei bisogni formativi delle nuove generazioni e delle esigenze di sviluppo del nostro paese.La legittima diversità di visioni politiche e di teorie della giustizia sociale, quindi di scelte a proposito delle risposte da dare ai bisogni primari di sviluppo del paese e della sua società civile, dovrebbe basarsi sulla condivisione delle finalità generali e delle cornici ordinamentali e normativi  che orientano il sistema formativo. La forzata attivazione, per giunta frettolosa e sciatta, in tempi strettissimi, di una riforma elaborata da una semplice maggioranza governativa, priva di condivisione più ampia, espone la stessa alla precarietà e alla debolezza, alla instabilità dei diversi governi delle diverse maggioranze politiche.

1.    Osservazioni di metodo

Non vi è stata una sufficiente informazione; gli operatori conoscono della riforma soltanto  larticolazione degli indirizzi e i relativi quadri orari, che, del resto, mutano nel corso del tempo in maniera poco comprensibile. E impossibile valutare adeguatamente il senso dellarticolazione degli indirizzi e dei quadri orari, in mancanza di proposte relative ai curricoli e alle indicazioni didattiche, che rendono  plausibili giudizi di merito e di valore. A tuttoggi non si conoscono né curricoli né indicazioni.La rilevantissima portata della riforma avrebbe dovuto suggerire,  un percorso di preparazione degli operatori della scuola, docenti, dirigenti, responsabili degli EE.LL., la predisposizione di condizioni organizzative, didattiche e gestionali, per consentire un efficace avvio della riforma. Lanno di rinvio della riforma non è stato utilizzato a tal fine. Limpegno dei docenti e delle scuole, le esperienze migliori di innovazione non sono stato adeguatamente valorizzati.   Il fatto che la riforma coincida con un ampio processo di riordino e di dimensionamento dellintera rete del sistema formativo  non fa che accentuare il rischio di un caotico avvio e di una superficiale attivazione della riforma. La nuova cornice del sistema, che contempla la scomparsa di molti indirizzi e la nascita di nuovi, richieda una riconfigurazione locale, nelle regioni e nelle provincie, dellofferta formativa sulla base dei bisogni e delle vocazioni territoriali. Lo scarto tra il disegno dellofferta reso possibile dalla riforma e il progetto di sviluppo territoriale, economico, sociale e civile, elaborato dagli EE.LL. non può che emergere e ampliarsi in queste condizioni. Nella nostra Regione Puglia in particolare, le lodevoli iniziative dellAssessorato allistruzione e dellUfficio Scolastico Regionale, tendenti allanalisi dei bisogni del sistema formativo regionale e alla progettazione del suo sviluppo, non hanno colmato le lacune e le deficienze pregresse.  Da questo punto di vista, non è dato sapere quanto possa essere sufficiente il rinvio al 27 febbraio del termine ultimo per le iscrizioni scolastiche. Molte scuole non sono in grado di rispondere alle esigenze di conoscenza e di orientamento delle famiglie per le iscrizioni, considerato la trasformazione profonda degli indirizzi e, soprattutto in riferimento allistruzione tecnica e professionale, si assiste ad una situazione di stallo e di attesa in moltissime scuole, in assenza di orientamenti certi di sviluppo.

2.    Osservazioni nel merito

 

I licei, dai 3 attuali di ordinamento (classico, scientifico, artistico), diventano 6:

  1. classico;
  2.  scientifico, con 2 indirizzi: standard e scientifico-tecnologico; questultimo senza il latino e con una maggioranza di ore nellambito scientifico, soprattutto nel triennio;
  3. linguistico, con linsegnamento di 3 lingue e con 2 discipline non linguistiche insegnate, nel triennio, in lingua straniera;
  4. musicale e coreutico, in massimo 40 sezioni in tutta Italia;
  5. artistico, con 3 indirizzi: arti figurative, architettura-design-ambiente, audiovisivo-multimedia-scenografia; il liceo assorbe listituto professionale darte;
  6. scienze umane.

Gli istituti tecnici passano dai 10 settori e 39 indirizzi attuali a 2 settori e 11 indirizzi:

  1. settore economico, con indirizzi amministrazione-finanza-marketing e turismo;  
  2. settore tecnologico, con indirizzi meccanica-meccatronica-energia, trasporti-logistica, elettronica-elettrotecnica, informatica-telecomunicazioni, grafica-comunicazione, chimica-biotecnologie, sistema moda, agraria e agroindustria, costruzione-ambiente-territorio.
Gli istituti professionali statali attualmente sono ordinati in 5 settori e 27 indirizzi e saranno, invece,  riordinati in 2 macrosettori
  1. servizi (con 5 indirizzi);
  2. industria-artigianato con 1 indirizzo.

Nei licei, i bienni sono tutti di 27 ore settimanali; i trienni di 30 ore. Tranne lartistico (34 ore al biennio e 35 al triennio) e il musicale ( sempre 32 ore settimanali).I tecnici e i professionali avranno un orario di ordinamento di 32 ore settimanali.Tutte le sperimentazioni attivate nei vari ordini di scuole dovranno cessare; andranno avanti a scorrimento quelle attualmente in corso, anche con il rischio di ridimensionamento del quadro orario.In tutti gli ordini di scuole è previsto un Comitato scientifico, composti pariteticamente di docenti e di rappresentanti del mondo del lavoro, delle professioni, dellUniversità con funzioni consultive in ordine alla progettazione didattica degli spazi di flessibilità (il 20% del monte ore annuo nei licei, il 30% nei tecnici e nei professionali).La struttura dei quinquenni è per tutti organizzata su due bienni più un ultimo anno, con valore di orientamento e di approfondimento delle discipline dindirizzo (2+2+1).

2.1   Articolazione degli indirizzi

 

La riduzione dei numerosi indirizzi esistenti nella nostra scuola secondaria, la configurazione a norma di sperimentazioni convalidate e la conseguente cancellazione di tutte le altre, è condivisa da molti. Tuttavia suscitano perplessità le vie perseguite per raggiungere lobiettivo. Lanalisi delle criticità degli ordinamenti attuali si basa sui dati delle rilevazioni OCSE-Pisa e su confronti di rapporti numerici docenti/alunni. Poco si sono valutate le necessità di avere un ridotto numero di discipline per anno, soprattutto nel bienno, al fine di favorire una migliore relazione educativa tra docente e discente e un più basso numero di alunni per classe, al fine di favorire lindividualizzazione degli apprendimenti. Vi è una grave contraddizione della legge di riforma col D.M. 139/2007, cioè con linnalzamento dellobbligo di istruzione, che richiederebbe un biennio iniziale molto più unitario di quello previsto dalla riforma Gelmini.Sparisce ogni prospettiva di biennio formativo-orientativo unico o caratterizzato da ampio curricolo comune, finalizzato alla formazione nelletà dellobbligo dellistruzione di cittadini dotati di pari opportunità di realizzazione di progetti personali di studio,  di lavoro e di relazione. Il biennio dellobbligo non può avere già un valore terminale, ma deve preparare alla prosecuzione degli studi, allorientamento consapevole sul futuro, e alla formazione di alte competenze di base per tutti. Il primo biennio superiore contiene opzioni già specialistiche, che rendono difficile se non impossibile il passaggio da un indirizzo ad un altro, rendendo la scelta della scuola superiore a 14 anni già irreversibile per il futuro personale. La specializzazione dei corsi di studio implica una scelta precoce e fortemente condizionata per ragazzi di 14 anni; così facendo la scuola rinuncia a qualsiasi funzione di promozione di mobilità e di promozione sociale. La ricerca e la dottrina negli ultimi decenni hanno proposto percorsi diversi, se non opposti, a quelli proposti dalla riforma Gelmini. Tutte le organizzazioni sindacali e il Consiglio Superiore della P.I.  hanno elaborato rilievi critici simili,  ma anche il Consiglio Superiore della P.I.  Limpostazione della riforma è contraddittoria con il sistema della progettazione disciplinare fatta per assi culturali e il curricolo articolato per competenze, previsto dal D.M. 139/2007, tuttora vigente. Le scelte proposte dalla riforma risultano contrastanti con considerazioni scientifiche e culturali, nonché con i principi di eguaglianza presenti nella nostra costituzione. Il sistema dei licei previsto dalla riforma Moratti , con il primo biennio unico, da questo punto di vista garantiva in misura più ampia le pari opportunità di promozione sociale di tutti i cittadini italiani.

 

2.2   Quadro orario e curricoli

 

La riduzione degli indirizzi nel sistema tecnico di istruzione e formazione può risultare solo apparente, considerato che per ciascuno degli 11 indirizzi previsti vi sono sottoindirizzi che prevedono inversioni di carico orario di alcune discipline di indirizzo, rappresentando così vere e proprie opzioni differenti La determinazione del monte orario dei vari indirizzi scolastici non può essere separata dallarticolazione dei curricoli e dalle indicazioni didattiche. La riduzione del tempo scuola, se da una parte consente lacquisizione autonoma di saperi anche non strutturati, la personalizzazione di curricoli costruita in modo implicito e libero, la valorizzazione del tempo non scolastico come tempo per sé e per la famiglia, dallaltra pone interrogativi e perplessità di varia natura. 

a) La riduzione del tempo scuola non è un valore assoluto di per sè; il percorso scolastico in termini di tempo deve essere coniugato con la quantità, la qualità e la trasversalità dei contenuti disciplinari, con le finalità e gli obiettivi da perseguire in termini di apprendimenti di conoscenze e competenze da parte degli studenti.

 

b)Non conosciamo lo scenario culturale e formativo entro cui la riforma intende collocarsi. Manca la chiara definizione delle finalità e degli obiettivi di apprendimento, delle eventuali indicazioni didattiche. La valutazione del tempo opportuno necessario per le singole discipline è quindi al momento impossibile. Allinterno dei campi disciplinari non si insegnano e non si imparano solo nozioni ma conoscenze e modi di utilizzare le conoscenze per costruire sapere e conoscenza in proprio, per sviluppare le personali capacità di continuare ad apprendere e di risolvere problemi attraverso i linguaggi specialistici e formalizzati. Per ottenere questi risultati, tenendo fermo lintento di salvaguardare lunità della cultura tra discipline dellarea scientifica, tecnica  e umanistica, sono necessari ambienti formativi e metodologie didattiche che privilegino la dimensione esperienziale e laboratoriale, teorica e pratica dellapprendimento. Sul tempo scuola si basa lapprendimento degli studenti; ad esso è subordinato il tempo dellextra-scuola. Senza tempi adeguati sono ingestibili processi di individualizzazione e di personalizzazione dei percorsi formativi, la gestione dei margini di flessibilità nellelaborazione dei curricoli di scuola, che rendono protagonisti gli studenti della propria formazione, nel rispetto di stili cognitivi, ritmi di apprendimento, di vocazioni differenti.

 

Del resto lofferta di pari opportunità di formazione e di successo scolastico è possibile solo se la scuola offre a tutti gli studenti, indipendentemente dal contesto sociale e culturale di provenienza, opportunità di crescita, occasioni per conoscere se stessi e mettersi in gioco, per fare ricerca insieme agli altri e progettare responsabilmente il futuro.

 Nei tecnici si conserva una molteplciità delle discipline con una contemporanea riduzione del monte orario. Poche ore per ciascuna delle molte discipline: non vi è una contraddizione con lintento di impostare una relazione educativa dialogante e una didattica laboratoriale efficace?Dove sono le nuove classi di concorso per le nuove cattedre? Che fine fanno i docenti di laboratorio, di trattamento testi, ecc., i tanti soprannumerari che avremo con labolizione di tutte le compresenze tra docenti da un lato e lettori, assistenti tecnici e insegnanti tecnico-pratici dallaltro, nei laboratori linguistici, tecnici e professionali? In quale modo sarà articolata la qualifica professionale (triennale,quadriennale e in surroga rispetto LL formazione regionale)? Il sistema della progettazione disciplinare fatta per assi culturali e il curricolo centrato sulle competenze, previsto dal D.M. 139/2007, tuttora vigente, non si sa quale posto e quale rilievo avrà nelle Indicazioni nazionali che si attendono.  La semplificazione degli indirizzi nei vari ordini di scuola producono costi sociali altissimi a causa della forte contrazione di cattedre, che poteva essere compensata mantenendo il rapporto alunni/docenti a livelli didatticamente accettabili. Noi abbiamo già oggi classi con 29/30 alunni in media e in futuro sarà ancora peggio. Ed è noto che in classi numerose a pagarne le spese sono gli alunni più deboli, per cui la selezione probabilmente si farà più pesante. 

2.3   Una riforma senza formazione?

 

Ciò detto, vale la pena ribadire, comunque, unovvietà: le riforme marciano sulle gambe degli uomini. Ma allora, pare ineludibile la necessità di un piano di formazione serio per i docenti, che sono i veri attori dellinnovazione didattico-metodologica. Linnovazione richiede esplicitamente la predisposizione di un curricolo per competenze ed una progettazione didattica fondata sugli assi culturali previsti dal D.M. 139/2007. Ma quante scuole lo hanno fin qui fatto? Quanti docenti hanno le necessarie competenze per farlo? Infatti la scuola italiana nel suo complesso, dalle elementari allUniversità, da sempre ha centrato la propria funzione sullinsegnamento delle conoscenze e non delle competenze. Tranne lodevoli eccezioni. La difficoltà degli alunni italiani ad affrontare le prove OCSE-PISA risiede sostanzialmente in questo tipico asse formativo. Anche la valutazione delle competenze, ovviamente,  è cosa diversa dalla valutazione delle conoscenze. Occorre, quindi, una rivoluzione culturale, un mutamento galileiano del modo di impostare il rapporto insegnamento-apprendimento. I tagli delle risorse finanziarie a disposizione impediscono processi innovativi di formazione e lingresso di nuovi giovani docenti sensibili al cambiamento. 

2.4   Organici e classi di concorso

 

Le classi di concorso previste per gli insegnamenti nei nuovi indirizzi non sono ancora note. Senza un approccio flessibile alla confluenza nelle classi di concorso la riduzione di ore e di cattedre, specialmente nei tecnici e nei licei comporterà un terremoto e una guerra tra docenti con profonde ricadute sui livelli motivazionali.Il MIUR è ben consapevole della complessa  situazione attuale, tanto che ha deciso di organizzare diversi tavoli tecnici con le organizzazioni sindacali per sbrogliare lintricata matassa. Ma manca, soprattutto, l indicazione delle risorse finanziarie necessarie ad un decoroso avvio. E certo che un sostanzioso abbattimento delle ore di apprendimento e  un inalzamento del rapporto alunni/docenti produrrà la perdita di circa 12 mila cattedre in 5 anni nei soli licei e la perdita per il solo prossimo anno scolastico di più di 87 mila posti di personale docente e 44.500 di personale ATA.Solo questa necessità di recuperare risorse finanziarie già quantificate in finanziaria può spiegare la fretta di far partire la riforma dal prossimo settembre 2010, nonostante il parere contrario di tutti i sindacati, della maggioranza delle Regioni,  e, in parte, del Consiglio superiore della P.I.

                         

I DIRIGENTI SCOLASTICI

Eleonora Matteo - ITIS “Panetti” - Bari

Mario De Pasquale - LS “Salvemini” - Bari

Arcangelo Fornelli - ITC “Giordano” - Bitonto

Antonio Guida - ITC “Marco Polo” - Bari

Santa Ciriello - IPS “Tridente” - Bari

Francesco Scaramuzzi - IPS “Luxembourg” - Acquaviva delle Fonti 

 

BARI, 11 dicembre 2009

 

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